23° RADUNO NAZIONALE ALBONESI

23° RADUNO NAZIONALE ALBONESI

ITINERARI DELL’ESULE

Sul Lago di Garda, in più di duecento. Hanno trascorso assieme una giornata stupenda, da

incorniciare, da ricordare. Ottima la regia. Ezio Picot, con la collaborazione degli amici del

consiglio direttivo della società operaia di mutuo soccorso, del «veronese. di Albona Cesco

Viscovi e di Aldo Manzoni per il bell’addobbo della sala ha ancora una volta fatto il miracolo.

Suggestiva la messa. Buono il pranzo in riva al Lago. Ottima, esemplare ed allegra l’atmosfera. Ma

le scene più belle, più simpatiche, anche toccanti, sono state come sempre quelle spontanee. Bella

la bandiera della comunità albonese, circondata immediatamente dai tre colori che amiamo, da

sempre. Bella la frase lanciata dal tavolo della presidenza dal maestro Guerra: «Qui non esistono i

partiti. Esiste la Patria.. Belle, e tanto utili, le iniziative atte a rinsaldare la comunità albonese, a

ricordare coloro che non ci sono più, a premiare gli studenti più meritevoli, ad aiutare i cittadini

meno fortunati. Come sempre, più di sempre, il raduno è stato caratterizzato dalle emozioni

vecchie e nuove, e dalle commozioni. Lo spirito è sempre quello. La vecchia cittadina al di là

dell’assurdo confine, su quel cocuzzolo, ma vuota, e spiritualmente morta, o quasi. I cuori, le ansie,

le passioni al di qua, per rivivere, per non dimenticare, per conservare integro e tramandare un

patrimonio di civiltà, di italianità, di operosità. Anche le iniziative, più che apprezzabili, sono

sempre quelle. E si comincia a sentire l’esigenza di qualcosa di nuova, che investa direttamente i

nostri giovani. Devono avere un loro organismo, questi giovani. Ai raduni non mancano mai. Ma si

sentono, non per colpa loro, un po’ fuori. Hanno bisogno di un punto di riferimento diretto. Di un

raduno nel raduno. Di un consiglio direttivo giovanile, fatto da loro e per loro. Emozioni vecchie,

dicevamo, ma sempre nuove. Emozioni che anche i più giovani possono sentire, come le sentiamo

noi, che abbiamo superato i cinquanta. E’ nuova, ad esempio, l’emozione che abbiamo colto a

Peschiera quando ci siamo accorti che la politica, lasciata fuori dalla Porta, a volte entra dalla

finestra. Non fa certamente politica la signora che si presenta al raduno con una enorme coccarda

tricolore, come non facevano politica le tre mulete che in Albona, prima dell’esodo, si cucivano i

vestitini di tre colori, sempre quelli, uno bianco, uno rosso, uno verde, ed andavano assieme su e

zo per el borgo, e come non facevamo politica noi putei, che tra tante belle ragazze albonesi

chiamavano a squarcia gola sempre quella «Italia, vieni qui; Italia, vieni da noi». Ed i drusi

dovevano sopportare quel richiamo, perché la ragazza aveva proprio quel nome. Ma è politica, nel

senso buono del termine, la constatazione che ai raduni partecipano, sempre più, anche gli amici

per i quali il «si» non ha mai suonato, e che non hanno mai invitati i cari stornai a svolar de qua e

de là, per stornir la gente, ma in italian; perché nelle loro case, a due passi da Albona, parlavano in

«po naso». La constatazione ci riempie di gioia, perché conferma che la nostra, quarant’anni fa, è

stata una scelta di italianità, ma è stata soprattutto una scelta di libertà. Liberi andiamo d’accordo

e lo stiamo dimostrando. Nella libertà, per noi, per l’Istria, per l’Italia e per l’Europa sta quindi la

nostra speranza, da tramandare ai giovani.

Ruggero Trifoni

Dall’”Arena di Pola” del 23/06/1984, numero 2346, pagina 2

sara

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